25 Aprile 2011
Davanti a un problema, una domanda, la soluzione tende ad essere sempre cercata negli schemi di risposta. Questi sono il frutto dell’esperienza, per cui “se hanno funzionato una
volta in un modo, e una volta in un altro, funzioneranno generalmente
sempre” Sono questi schemi a guidarci, a fare da base solida dalla quale trarre l’ulteriore insegnamento per risolvere i problemi. Inquadrare le soluzioni negli schemi e ricondurle ad essi, però, genera un enorme blocco nell’evoluzione di idee creative. Ecco perchè le soluzioni così ovvie sono in realtà le più invisibili:
sono così parte dello schema che si confondono con esso, diventando esse
stesse schema.
Varrebbe la pena, allora, evadere le linee fisse di azione, i
comportamenti standard, le consolidazioni schematiche che caratterizzano
i nostri pensieri. Così facendo potremmo arrivare a soluzioni alternative, eppure efficienti, ai nostri problemi.
Eppure …
… eppure mi fa gola il pensiero di riuscirci, ma mi stanca l’idea di
provarci: fatico alla sola idea di fare un salto in direzione deviata
rispetto alla linea normale da seguire. Ma “normale” che vuol dire?
Oppure … oppure è così eccitante sperare di stravolgere la norma! E
poi il ritrovarsene inghiottiti, ad essa appiattiti, come lo spieghi?
E allora pensi di fare, strafare, esagerare, dare tagli netti alla
monotonia dei giorni, viaggiare, sperimentare, offrirti nuove soluzioni
ma succede che il giorno dopo averci pensato fai esattamente quello che
avevi fatto il giorno prima. Finisce che la sveglia suona sempre alla stessa ora e non è vero che,
come ti eri promesso il giorno prima, l’avresti mandata a quel paese per
ricominciare tutto da zero, con le TUE nuove regole. Finisce che i tuoi progetti eversivi fatti ieri, oggi sono il frutto di
un momento di pazzia che ora deve cedere il passo alla “norma”.
C’è un mondo in cui ad ogni idea che nasce corrisponde una lampadina
che si accende e ad ogni idea che muore corrisponde una lampadina che si
rompe, fulminata. A volte sono una fonte di luce in sovraccarico, altre volte il fumo del bruciato trapela dai miei pori.
Quel mondo è dentro di me e in esso mi rifugio, soprattutto quando
c’è luce, ma dura poco se la tensione aumenta e in un attimo … il buio
esplode…
11 Febbraio 2011
Dovrei scrivere su un foglio di carta tutti i pensieri che, alla rinfusa ho nella mente per poi rileggerli e capire che in fondo è tutto scritto lì, che ho tutto sotto controllo. Quella nebulosa indefinita che avevo in mente diviene ora inchiostro su carta, bianco su nero, sistematizzato, ormai ordinato. E poi sarebbe utile stare in piedi, a gambe unite, appoggiare il foglio davanti alla punta dei piedi, e guardarlo dall'alto, sorridere e dirgli "sei così' piccolo che potrei schiacciarti da un momento all'altro, con un solo passo" oppure prenderlo, accartocciarlo e gettarlo.
Una buona tecnica per liberare la mente. Però? Però il problema sta proprio nella prima mossa: esternare i miei pensieri.
La gente ci chiede spesso cosa abbiamo, come stiamo, a volte anche disinteressandone, "giusto per" chiacchiacchierare. La risposta di circostanza tipica (tutti lo diciamo) è "tuttto bene, te?"... e a volte non prestiamo nemmeno attenzione a cosa ci viene risposto! Persone che incontriamo a malapena in qualche solito bar, club o altro, "fingono" bonariamente il loro interesse per la tua vita. E' tutto normale, non la fa chiunque, pur di aprire una chiacchierata? Vedi uno che non incontri da una vita... prima domanda è ovviamente "come stai?"
"tutto bene"
Ma non è mai "tutto bene" o forse lo è ma il "tutto bene" diviene poi riduttivo.
Mi sento spesso condannato per la mia difficoltà di raccontarmi. Questo non equivale a dire che io non sappia parlare. Semplicemente non parlo di me. Non parlo di me perché potrei dire tutto quello che mi va, ma è pur vero che ognuno alla fine si costruisce la propria idea personale di me. Per la verità... parlo di me solo quando dico che "non parlo di me" E ad esser sincero? Non mi piace nemmeno tanto che mi venga detto "io son così: ...." oppure "io faccio questo e dico quello..." Sono spesso "parole e basta". Cinico sostenere che sono i fatti poi a contare?
E allora forse è meglio che ai "come stai?" che mi vengon fatti, io risponda con "non lo so"... perché è vero, non lo so! Ho tanti pensieri, di ogni genere. Vorrei pure scrivere su quel foglio di carta, ma scriverei solo una parte di cose che ho in mente, poiché le sensazioni, gli umori, quelli non si mettono nero su bianco. Sarebbe come pretendere da me stesso di raccontarmi ma io (e solo io) posso sapere cos'ho dentro e come lo vivo.
Parlare diviene di conseguenza un filtro e il 100% che hai in mente non corrisponde mai al 100% di quello che hai detto. E' un processo naturale, spesso incoscio.
E allora... sto come sto... il che vuol dir tutto e non vuol dir niente
-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_- Domanda aperta a tutti: "TU COME STAI?"
24 Dicembre 2010
Ci sono cose che non farai mai. Piegare tutti quei calzini nel cassetto, montare il nuovo lampadario comprato 2 mesi fa, fare quella passeggiata in centro che avevi promesso di concederti proprio il giorno prima, quando hai visto il sole. Altre cose, invece, che nemmeno pensi ti capitino mai ed invece
finiscono con l'investirti come un auto a trecento kilometri orari:
conoscere una persona e innamorartene, perdere i rapporti con la tua
migliore amica, ubriacarti alla peggio in un'uscita con conoscenti, la
stessa sera nella quale avevi detto a te stesso "farò soltanto un giro e
poi subito a letto". Ci sono emozioni che non potrò mai dimenticare, altre che ho completamente rimosso. Qualcuna risorge a tratti, qualcun'altra stenta ad arrivare. E ci sono cose gravi, nella loro serietà. Dubbi, lotte. Sconfitte. Le frivolezze: a quintali... eppure quanto piacciono alla gente. Ed io sono con loro. Poi ci sono i progetti. Ed eccomici immerso. Per un paio di questi ho avuto il mio exploit di successo. E cito la danza, per farne un esempio banale. Le ambizioni collimano coi progetti e ne sono la base. Il successo, il risultato, se ti va bene. Ma a chi, il voto di certezza?
Da quando tutto è cambiato ho più "cose che non farò mai" e meno cose
"che mi investono come un auto a trecento kilometri orari", ma quando
investono sono mortali. Da quando tutto è cambiato le emozioni piovono a raffica e le cose gravi diventano un must del giorno. Nello stesso modo, le frivolezze accendono le ore rendendole eversive, vive, e le ambizioni mi mangiano, come fossi aria. Di progetti adesso si: uno. Grande. Ho sempre pensato che tutto quello che avevo dentro, da quando ho 17
anni, fosse un percorso mirato a qualcosa, un cammino propiziatorio. Ora
credo di percorrere una strada un po' tortuosa, mi affanna insoddisfacendo le mie voglie ma io me lo ripeto: "mi prepara". Assaporo i sogni, davanti ai miei occhi si materializzano scene e un groppo in gola rende opaca la mia visuale: mi eccito. E se forse inizio a capire cosa mi piace davvero, sono certo di sapere
cosa non mi piace per niente. E parte di questo è quello che ho.
Rinuncio. Sorrido.
Un giorno verrò chiamato "pazzo" perchè tutto intorno a me vedo
necessità, ricerca disperata, bisogno di certezze. Io le sto buttando
giù, eppure ce le ho quasi in pugno. E perchè? Per un progetto.
Chiara e scorrevole come l'acqua, la situazione attuale. Ma preferisco scontrarmi con un muro. Non sarà "chiaro e scorrevole" ma
gradisco di più che allo stesso tempo non sia "insapore, incolore e
inodore".
Mi piace l'idea.
Maniche rimboccate: il gioco ha inizio.

18 Novembre 2010
La vita intensa di ogni giorno ci trascina qua e là così alla fine trascuriamo i cortili del nostro cuore e dimentichiamo cose che sappiamo già fino a quando all'improvviso ci sorprende il primo batticuore. Si chiama amore, è così, si chiama amore, amore
Io sospiro e penso a te perché tu sei nei sogni miei, ma se poi sei qui con me non riesco mai a dirti sai che ti voglio bene, bene che io ti voglio bene, bene.
Ma l'amore è già qui, anche quando è lontano un amore ricambiato non è mai lontano, si avvicina piano, molto piano e tu non lo sai capirai che è così se gli tendi la mano se due cuori sono innamorati niente li allontanerà
Curiosando nei cortili del cuore scoprirai sentimenti e sensazioni che riconoscerai belli come la corolla di un fiore e saprai che questo è amore, anche se non sai ancora dove vai. Camminando nei cortili del cuore incontrerai tanta gente come me che non hai incontrato mai quando un volto resterà nel tuo cuore tu saprai che è proprio amore anche se tu adesso ancora non lo sai.
La vita intensa di ogni giorno ci trascina qua e là però curiosando nei cortili del cuore ritroviamo cose che sappiamo già Il primo batticuore!!
04 Novembre 2010
Nella mia stanza ti odio. Odio il tuo adorabile non essere mio, odio combattere per non desiderarti, odio te. Amo l'odio che ho nei tuoi riguardi perché mi rende vivo. Vivo di passioni, cavalco gli istinti, li domino, potrei impazzire se non l'avessi già fatto.. E tu: tu mi urti. Entri in collisione coi miei perché, smuovi la mia vita. Ti nego e invece no: mi leghi. Mi slaccio, svincolo parole e pensieri, sblocco il catenaccio e no: continui.
Chiarezza: vuoi chiarezza. Fai chiarezza sul nulla, mi confondi, ed io che fingo disinteresse e invece muoio dentro. E' colpa tua. Tua la voglia di accendere il fuoco, tua la voglia di stuzzicare il can che dorme, tua l'inevitabile esigenza di me, di legarmi a te solamente seppur non sai volermi come dovrebbe essere. E ti odio. Odio il dolore, una ferita duole. Basta, son stanco. E non sorprenderti delle mie dure parole: semplicemente ti voglio Quando si finge? E quanto poi si esplode...
25 Ottobre 2010
I nastri: rosso della passione, bianco della purezza, quello nero è per la rabbia, e quello giallo come un raggio di sole, quello che ti attraversava gli occhi. Sono tutti slegati al vento.
Credono di no, mi dicono che fingo: bugie (non so se le loro, o le mie) Nella pioggia tristre di un primo pomeriggio, la domenica si riveste ancora di qualche tasto di pianoforte, dolente. Solo un pò perché qualcosa si è spezzato. Nell'intensità del suono posso sentire i bassi: la loro potenza mi gela. Gli ali sfirano i pensieri: la loro delicatezza mi ammorbidisce. Adesso è l'amarezza a prendere il sopravvento; perché parli di "amaro" solo se conosci il sapore del "dolce": ed io lo conosco. Adesso a mancarmi non sono i colori, ma sono le cose che tutti quei nastri tenevano unite: manca la giunzione, la connessione. Trovo passione in un bacio, in una notte; purezza in una parola, in un messaggio; rabbia nei miei gesti, quando "non riesco" in una cosa; e uno spicchio di sole a tratti, quando mi va in un momento; ma tutto è disconnesso, non c'è mai un insieme. E la notte dormo solo: va a finire così..
Qualcosa si è spezzato e non capisco cosa tra le mani quattro nastri, vedo che ce li ho ed è uno per ogni colore, ma non bastano a fare un arcobaleno.
Non c'è folla che separi i corpi, distanza che cancelli i tocchi; non c'è vita che conti gli anni. Non importa, non importa: qualcosa si è spezzato, e non capisco cosa.
Poi nel dubbio, la soluzione. Due vite separate sono come una forbice: tagliano. Ce l'hai adesso ago e cotone per ricucire il nastro verde della speranza?

NASTRI
10 Ottobre 2010
Ed io lo so, di questi giorni che conto ad uno ad uno ad uno non c'è n'è uno che ritorni e guardo avanti, ho stretto i denti perchè sconfitto ogni dolore ritorna a battere il mio cuore e adesso guardo le mani e le sento più libere cerco e ritrovo la voglia di ridere io, io senza te ti ho dato tutto chiedendo ben poco da te hai preso la parte migliore di me ma è colpa mia, è stata colpa mia. Ma se l'amore non torna presto chi mi salverà da questo andare a letto presto che ancora m'imprigiona
Ti ho amato tanto, ti avevo in testa e quante volte ho messo in dubbio anche la stima di me stesso poi ho capito che nei tuoi gesti ho visto solo quel che eri, il re di tutti gli egoisti da quel momento i miei occhi hanno smesso di piangere ho ritrovato la voglia di ridere io, io senza te e la mia anima offersa non si fida più di una mano tesa non si fida più è colpa mia, dimmi se è colpa mia? Abbi cura di te, io lo dico a me stesso davanti allo specchio c'è un'altra promessa di strada da fare ancora ce n'è, avrò cura di me avrò cura di me, del mio lato migliore da quando per luna mi basta un lampione di strada da fare ancora ce n'è avrò cura di me.
08 Ottobre 2010
Mi dicono di inseguire i miei sogni. Ma quali?
Ho sognato di danzare, e l’ho fatto. Sognavo palcoscenici, applausi, note nelle vene. Ho assaporato e ho detto di no. Ho mozzato quelle ali: un sogno sprecato.
Ho sognato di amare, ma peccato: ho sofferto. Pensavo che fosse più facile, ed io che mi sentivo grande e invece non avevo niente. Un sogno illusorio.
Ho sognato di essere io la famiglia di me stesso. Ma una famiglia ce l’avevo già e oggi mi manca. Un sogno così stupido!
Sognavo la “nuova vita”, mi sono vestito di tessuti nuovi, ho
figurato me stesso perfetto, nelle mie nuove abitudini. Un sogno e
basta. E’ comunque realtà. E’ comunque una ruota.
Ho sognato un cellulare nuovo, un portatile, una camera più grande,
un divano-letto, dei quadri, la musica ad alto volume con le mie canzoni
preferite. Ho sognato un armadio, un balcone, un bacio in ascensore,
l’alcool nella testa, il fumo sui vestiti, il potere di “farlo come
voglio”. E ho avuto tutto. E niente è più un sogno.
Un sogno tiene accesa la voglia di realizzarlo. Comunemente “i sogni son desideri” e il desiderio muove la passione. La passione ci rende vivi.
Oggi sogno di volare lontano. Fisicamente e col pensiero non ci sono in questa terra stretta, che una volta sognavo immensa. E allora temo. Temo che sia solo un altro inquietante momento di false
aspettative ma, curioso, procedo e mi inganno: continuo a credere che
tutto possa essere “ancora meglio”.
Strisce bianche, rosse e blu nella mente. Il viaggio per me inizia.
Mi abbandono all’incertezza
06 Ottobre 2010
Il pavimento è freddo, sa ghiacciare i miei piedi. Eppure caldi, si muovono. Sulle dita, sgranchisco le caviglie. Una gamba fa da perno, l’altra oscilla. E giro. Se chiudo gli occhi, non è poi così male: non sono poi così tanto imperfetto. L’insoddisfazione è messa tra parentesi, adesso è tutto solo musica… e danza… Se chiudi gli occhi mi puoi vedere diverso: sono nuovo ma ancora me
stesso, trasformo gli abiti, cambio profumo ma eccomi, semplice. Sai? Ero così: semplice e bello. Adesso sono solo momenti in cui suppongo di poterlo essere, ma fatico… Eppure quante volte ho desiderato cambiare e non ci sono mai riuscito? Quanto volte ancora non l’ho mai voluto eppure è successo? Attimi: “la vita va vissuta per attimi”, si dice. Eppure non so crederci.
Una chitarra, poi un violino, e il pianoforte, ah! Il pianoforte… Quante sensazioni, quanti momenti, i brividi lungo la schiena, le
speranze dalla parte più profonde del cuore, quelle di non lasciare mai
nulla di quel che avevo in pugno ma io piccolo e sotto una cappa di
vetro, ignaro del domani, sfortunato in parte, ora eccomi: chiudo gli
occhi a immaginarmi “non tanto imperfetto” per colmare i vuoti e se apro
i pugni non vedo niente se non i palmi vuoti, incapaci di una stretta
potente da non lasciar andare via.
E sogno timoroso che sognare possa essere solo un’altra effimera illusione.
“Che qualcuno mi salvi!”, chiedo. E poi in fondo, non so volere alcun aiuto da nessuno.
[Non è mai "troppo" nè "troppo tardi" per pensare]
16 Settembre 2010
Acquiescenza abituale a una tendenza riprovevole: è il vizio. E' vizio di gola, vizio di sesso, vizio di sporco, di fumo e di alcool.
Il vizio.
Combatto la naturale tendenza a snaturarmi, ma è difficile.
Ardue promesse, quelle che mi son fatto con l'obiettivo di combattere il vizio.
Irresistibile, mi inganna quando abbasso la guardia e alzo il gomito.
Affascinante come due occhi belli, profondo come quel bacio, quello che desidero. e' questo il vizio.
Mi innamoro del vizio, mi stravolge.
Paradisiaco profumo di sincerità, quella delle mie parole: me lo regala il vizio.
Tutto intorno gira, è tutta una parentesi e il mondo non esiste.
Esisto solo io, nei miei vizi, nella mia insaziabile voglia di me,
perchè nel vizio non ho bisogno d'altro e, se lo voglio, lo ottengo.
E allora viziami!
Diventa irresistibile, affascinami, lasciati amare.
Mio paradiso, profumami di essenza pura, regalami virtù: viziami.
Baricentro tu ed io: tuo satellite.
Il mondo vuoto, per esistere insieme.
Ho voglia di te.
Diventa il mio vizio, quello a cui non so rinunciare; quello a cui
fingo di voler dire di no e che in fondo, nel desiderio, non mi ha mai
lasciato.
Sei il sesso sporco,
la mia droga,
la mia sigaretta,
il mio bicchiere di alcool.
Sei il mio vizio: fammi del male ma lasciati gustare, irresistibile.
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